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Recensione: Hot War

La settimana scorsa, in occasione del Modena Play ho avuto l’occasione di provare Hot War: il nuovo gioco di ruolo forgita e ucronico scritto da Malcom Craig. Hot War ricopre il ruolo di erede spirituale di Cold City ed è pubblicato in Italia dalla Coyote Press.

Per chi non lo sapesse Cold City era ambientato nel 1950 in un desolato paesaggio urbano  berlinese, e ruotava, piuttosto realisticamente, attorno ad agenti americani, tedeschi, francesi, inglesi e sovietici e alle loro indagini orrorifiche su mostri Cthulhueschi ed eventi occulti.

Hot War prende l’ambientazione di Cold City e la estende alla sua logica conclusione ed estremizzazione. Di fatto, la “guerra calda” di cui si parla nelle cronache di Hot War non è stata combattuta “solo” con armi atomiche, ma anche con la cosiddetta “tecnologia deviata“, che sia NATO che Patto di Varsavia stavano sviluppando in modo frenetico come deterrente. Quindi la Londra del 1963 in cui è ambientata Hot War è stata flagellata da mutanti infernali, creature di altri mondi e cyborg sovietici animati da tecnologie arcane. Il risultato è una Londra post apocalittica che lotta con le unghie e con i denti per non soccombere al terrore, illustrata e descritta magistralmente tramite bollettini ufficiali, capitoli di diari e poster di propaganda presenti all’interno del manuale.

I personaggi appartengono tutti ad un’organizzazione paramilitare: la SSG (Special Situation Group), ovvero un gruppo di persone che si occupa di neutralizzare “minacce insolite”: terroristi, spie, sabotatori, disfattisti ma anche mostri, cyborg ecc. Di fatto l’SSG è frazionata in numerose fazioni che competono per accaparrarsi il controllo del potere politico e militare.

Già dalla creazione del personaggio si capisce dove si vuol andare a parare. Hot War richiede infatti che sulla scheda siano presenti due scopi ben definiti: obiettivi personali e obiettivi di fazione. Questo è un gioco di investigazioni occulte e un survival horror, ma sono ben curate anche le parti relative al dramma psicologico ed al gioco politico dei gruppi di potere.

Alcune note di game design

La narrazione è strutturata sulla base di scene ed incontri, non sugli obiettivi. Il “tiro per colpire” non esiste, piuttosto i giocatori mettono insieme una pool di dadi relativa ad un certo incontro (detto “conflitto”) composta da abilità, obiettivi, relazioni ecc che sono chiamati in causa. Una volta lanciata la pool di dadi viene determinato il vincitore che si incarica di narrare l’esito dell’incontro. L’equipaggiamento dei personaggi e le circostanze ambientali sono ridotti a dei semplici più e meno nella composizione della pool.

Un aspetto molto interessante di Hot War è che la leva del potere narrativo è di molto spostata sul lato dei giocatori invece che su quello del master (moderatore di gioco). Ogni giocatore prende in mano lo scettro della narrazione tutte le volte che vince un “conflitto” o quando porta a compimento uno degli obiettivi del proprio personaggio. Questo modus operandi è molto bello, però presuppone un discreto grado di maturità da parte dei giocatori al tavolo.

Un altro aspetto degno di nota è il “documento di registro”: un foglio da compilare prima dell’inizio dell’avventura. Moderatore e giocatori si accordano fin da subito sugli elementi fondanti dell’avventura decidendo: tono (ad esempio “post apocalittico”, “dark horror”, ecc.), che cosa fanno i personaggi, chi sono gli antagonisti, chi altri è coinvolto, fotografie in bianco e nero (eventi che sicuramente succederanno prima o poi) e quanto a lungo vogliamo che duri il gioco. Di fatto, una volta compilato questo registro (non preoccuparti, ci sono alcuni ottimi template esemplificativi già fatti), lo scheletro dell’avventura c’è già. Di sicuro rappresenta un ottimo modo per non scontentare nessuno, però le sorprese per i giocatori talvolta latitano.

In definitiva Hot War è uno dei più soddisfacenti giochi di ruolo post apocalittici che abbia mai letto. Non è scontato ed è desolante e claustrofobico al punto giusto.

6 thoughts on “Recensione: Hot War

  1. Sul sito della coyote press ci sono tutte le info che ti servono. Comunque è roba un po’ di nicchia difficilmente lo trovi al negozio sotto casa, di solito si trova alle fiere o online.

  2. Consiglio di scrivere una mail qui:
    coyotepress.staff@gmail.com
    E vedere come se si può accordarsi.

    In generale può essere richiesto in ogni negozio che si rifornisce da Raven Distribution, basta ordinarlo.

    Oppure si può farlo inviare a casa per posta, spedizione personalizzata e la spedizione (anche raccomandata) grazie al “piego di libro” di viene a costare massimo 2 o 3 euro in più

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