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Prima fuoco, poi fucili, oggi Coca Cola: il fascismo dei bulletti

Succede che la gente dica che l’antifascismo è inutile, superato, perché il fascismo è cosa vecchia.
Succede che qualcuno dice che “le ideologie sono morte”.
Succede che qualcuno dice che è inutile preoccuparsi di quel “fantasma” vecchio di settant’anni.

La copertina del fumetto. Notare il Dvx a testa in giù, scelta che probabilmente tocca ancora i nervi scoperti di molte persone.
La copertina del fumetto. Notare il Dvx a testa in giù, scelta che probabilmente tocca ancora i nervi scoperti di molte persone.

Ma forse le cose non stanno così. Senza forse.
Perchè succede anche che ieri sera al Romics, fiera del fumetto di Roma, un militante di CasaPovnd (tale Davide Di Stefano), abbia fatto una visita di cortesia allo stand Shockdom, casa editrice del fumetto Qvando c’era Lvi, infastidito dalla satira degli autori che del suo amato Dvx evidentemente non hanno una grande opinione. E succede che, armato di Coca Cola, abbia pensato di fare un simpatico “scherzo” e fare dai 500 ai 1000 euro di danni.

Chiamandola poi “goliardata”, “innocuo scherzo”, e accusando gli autori del fumetto di “vittimismo”.
Perché che sarà mai, non ho mica sfasciato tavoli e bruciato libri.

Si va beh, l’avrei fatto ma non potevo, e mi sono accontentato della Coca Cola, come potrebbero mai essere più di 500 euro di danno?

Beh, che la matematica e i fascisti non andassero d’accordo lo sapevamo, ma non ci vuole una laurea per capire che non bisogna dar fuoco a qualcosa per danni di tale portata: un bicchiere di coca cola che renda invendibili 25 volumi da 20 euro l’uno è più che sufficiente.

Inoltre il genio si è anche ripreso e si è “vantato” del suo gran scherzone su internet (vedi video youtube a questo link): una mossa non proprio brillante, diciamo. In seguito al danneggiamento dei fumetti, invitato ad andarsene, il nostro amico ha anche pensato bene di lanciare fumetti contro il personale dello stand.

Fortunatamente possiamo sperare che questa mossa gli si ritorca contro, visto che se inizialmente c’era una denuncia contro ignoti, ora circola su youtube il video che da all’aggressore un volto e un nome e lo riprende mentre rende invendibili i volumi, e credo sia più che sufficiente per procedere alla richiesta di un risarcimento.

Ma è un atto che, a prescindere dal danno economico, mette una tristezza assurda, da una persona che pare aver l’aspetto di un adulto ma è meno matura del tizio che alle medie mi nascondeva lo zaino. E a cui io tiravo addosso il cancellino. Ecco, siamo a quel livello, anzi, sotto, perché stiam parlando di persone adulte, che sulla carta d’identità alla terza cifra dell’anno di nascita hanno un 7, o un 8.

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In questa foto si vedono le chiazze di bagnato… tanti fumetti danneggiati gratuitamente.

Atto che chiamar fascista è quasi un pregio, perché è un atto da bulletto, ma che l’etichetta di fascista se la merita tutta perché è di un bulletto che è tale solo perché non sa essere di più, ma è fascista nell’animo.
E siamo punto e a capo.

Siamo punto e a capo perché paga ancora una volta la satira, l’arte, la libertà di espressione.

C’è chi usa i kalashnikov, chi la Coca Cola, ma lo spirito è lo stesso.
Hanno più in comune di quanto pensino, effettivamente, comincio a chiedermi perché per i fascistelli, ad esempio, il temuto “Invasore Arabo” sia uno spauracchio: non ne condividono forse i mezzi?

E allora ecco a che serve la satira, e, in questo caso, ecco a che serve la Satira antifascista: a ricordarci che lo spettro del fascismo e dei fan del Duce esiste ancora, anche se lo vediamo solo in alcuni momenti molto squallidi di ordinaria violenza. Quando queste persone si fanno vive per fare danni, insomma, morali, personali o monetari.

Ma ringraziamoli: io li ringrazio, perché Qvando c’era Lvi non lo conoscevo, e adesso sarò ben felice di comprarne una copia, e sono convinto che non sarò l’unico.

Insomma, bocciati anche nel marketing.

Qualcuno, nonostante il barbone sul volto, è uscito dalle medie troppo presto: rimandato in matematica e marketing, e pure 4 in comportamento.
Perché possono provare a intimidire, possono provare a far paura, possono provare a far tacere la gente con questi atti “goliardici”, ma l’unica cosa che riescono a fare è sottolineare una volta di più, se ce ne fosse il bisogno, che non è bene dimenticare. Che la memoria è cosa preziosa.

Insomma, succede che, nel 2016, i fascisti buttano la Coca Cola sui libri, che il fuoco è fuori moda.

Diversi i mezzi, identico lo spirito.

Perché la satira con Allah mi fa ridere, ma contro di noi non va bene, e non andrà impunita.

E succede che, nel 2016, l’antifascismo serve, e i fascisti ce lo dimostrano.

P.S.: Il carissimo camerata Davide di Stefano è fratello del candidato Sindaco di CasaPound a Roma Simone di Stefano.
Che, per non esser da meno rispetto al fratello in quanto a disprezzo per il rispetto delle regole e del buon senso, appesta Roma con manifesti abusivi affissi senza pagare la relativa tassa al comune.

One thought on “Prima fuoco, poi fucili, oggi Coca Cola: il fascismo dei bulletti

  1. Manca solo un aggettivo, alla descrizione che fai di quel tipo di fascismo: è fascismo borghese!
    Spero che la shockdom riesca a toccarlo dove più fa male, ovvero nel portafogli – ché non si può danneggiare facilmente un cuore così piccolo né una mente così… diversamente astuta!

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